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Il terziario aretino si mobilita: lunedì 1° marzo Confcommercio e Confesercenti portano in centro imprenditori e lavoratori

L’appuntamento è per lunedì 1° marzo 2021 alle ore 11 ad Arezzo: una rappresentanza di oltre 300 imprenditori e dipendenti dei settori commercio, turismo e servizi convocati da tutta la provincia si ritroverà in Corso Italia per formare una lunga, immobile e silenziosa “catena umana”, che si snoderà da via di Seteria fino ai bastioni di santo Spirito. 

L’obiettivo della manifestazione, voluta a livello regionale dalle associazioni di categoria Confcommercio e Confesercenti e realizzata in contemporanea in tutte le città capoluogo della Toscana, è richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla necessità urgente di una diversa gestione dell’emergenza, alternativa alle chiusure imposte dalle normative antiCovid e che stanno mettendo a serio rischio la sopravvivenza di imprese e occupazione. 

In piedi, uno accanto all’altro (ma a distanza di sicurezza) e indossando alcuni cartelli esplicativi, titolari di azienda, liberi professionisti, dipendenti e collaboratori, ma anche semplici cittadini, testimonieranno come e quanto le loro attività siano interconnesse, tanto che la chiusura imposta ad alcune si riflette in una consistente flessione del lavoro per tutti.

La declinazione aretina della mobilitazione regionale è stata presentata ufficialmente oggi (25 febbraio 2021) nella conferenza stampa ospitata dalla Camera di Commercio di Arezzo, alla presenza della presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini con il direttore regionale Franco Marinoni, e del presidente di Confesercenti Arezzo Mario Landini con il direttore provinciale Mario Checcaglini.

“Sarà una manifestazione estremamente ordinata e pacifica, come nel nostro stile, e rispettosa delle misure di sicurezza”, assicurano i due dirigenti delle associazioni del terziario Franco Marinoni e Mario Checcaglini, che anticipano “al termine, consegneremo un documento unitario al Prefetto di Arezzo, per spiegare al massimo esponente locale del governo le ragioni della nostra protesta. È ormai un anno che assistiamo alla sofferenza di tante imprese, condannate dalla pandemia e dai Dpcm a perdite di fatturato fino al 90%: dai titolari di palestre, cinema, locali da ballo e altri luoghi di intrattenimento, agli imprenditori del turismo. Ma in corso Italia ci saranno anche i rappresentanti del mondo dello spettacolo, delle palestre e delle scuole di danza, i gestori di discoteche, gli ambulanti, i commercianti di vari settori dagli articoli sportivi alla moda, poi le rappresentanze di bar e ristoranti, aperti e chiusi a singhiozzo ormai da mesi, con i loro dipendenti, i loro fornitori e tutti i professionisti e lavoratori che a vario titolo gravitano intorno al mondo del terziario, come grafici, commercialisti, comunicatori, grossisti, trasportatori e così via”.

“È da marzo 2020 che andiamo avanti a suon di Dpcm e cambi di “colori”, senza poter programmare quasi nulla delle nostre attività, appesi al filo sottile della speranza che le vaccinazioni facciano cessare in fretta la pandemia – dice la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini – ci reggiamo con i nostri risparmi personali, i pochi ristori che sono arrivati dallo Stato, i fidi bancari. Ma non sappiamo quanto potremo andare avanti così. Solo in Toscana nel 2020 abbiamo perso oltre 12 milioni di euro di consumi e tra poco, se non verrà confermato il blocco dei licenziamenti con il rinnovo della cassa integrazione, c’è il rischio che un dipendente su cinque nel terziario perda il lavoro. Uno scenario inquietante, a fronte del quale noi chiediamo solo di poter lavorare, conciliando salute e sicurezza con l’esigenza di andare avanti”.

 

“Le associazione del terziario” dichiara il presidente di Confesercenti Mario Landini, “hanno il dovere di salvare il patrimonio di imprenditorialità rappresentato dalle imprese del commercio, del turismo e dei servizi. L’obiettivo di salvare un tessuto imprenditoriale diffuso ci obbliga a manifestare affinché le ragioni della categoria siano ascoltate. Ad oggi ancora l’obbligo di chiusura totale per molti settori, mette a repentaglio il futuro di molte aziende, di molti imprenditori e delle loro famiglie. Sentiamo quindi, seppur con il massimo rispetto per le persone malate di Covid e con la convinzione di dover adottare tutte le misure di prevenzione per evitare i contagi e la diffusione del Coronavirus, di salvare il patrimonio di imprenditorialità fortemente a rischio. Con la manifestazione intendiamo quindi attirare l’attenzione verso le imprese che nel 2020 hanno perso 200mila posti di lavoro. Ci sono interi settori che soffrono una situazione devastante, per uscire dalla quale servono norme comprensibili. Per esempio, non è accettabile per i ristoratori che si possa aprire a pranzo e non a cena. Riteniamo che servano maggiori controlli sugli assembramenti, piuttosto che insistere sulle limitazioni alle imprese”.

Chi fosse interessato a partecipare può contattare direttamente le due associazioni di categoria per gli accordi:

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