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Marinoni (Confcommercio): “Toscana ancora arancione, per l’economia un disastro con responsabilità chiare”

Firenze, 10 dicembre 2020 - “Da mesi ci troviamo ad affrontare due drammatiche emergenze, una sanitaria prima di tutto, ma anche una economica. Della quale chi ci governa non si occupa abbastanza”. È l’amaro commento del direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni, di fronte all’incomprensibile permanere della Toscana in area “arancione”.

“È indispensabile non perdere un altro fine settimana prenatalizio. C’è grande attesa, il passaggio a zona “gialla” al pari di quasi tutte le altre regioni è un atto dovuto che il governo si ostina a non prendere. Nonostante sia assolutamente compatibile coi dati registrati a livello sanitario. È l’ennesima dimostrazione dell’inefficienza e dell’incapacità di un governo trincerato dietro tecnicismi incomprensibili che mettono in ginocchio cittadini e imprese. La Regione Toscana si sta impegnando al nostro fianco ma, è evidente, non riesce ad ottenere i risultati sperati”.


“È davvero inspiegabile che regioni messe molto peggio di noi, come la Lombardia o il Veneto, siano gialle mentre noi restiamo in fascia arancione”, prosegue il direttore di Confcommercio Toscana. “Inaccettabile la motivazione che da noi si fanno pochi tamponi. Ma cosa dobbiamo fare, se ci sono pochi sintomi e poca richiesta, rincorrere la gente per costringerla fare tamponi non necessari, solo per dimostrare una bassa incidenza tra tamponi e soggetti positivi?”.


Il mancato passaggio da zona “arancione” a “gialla” penalizza in particolare i pubblici esercizi, che continueranno a non poter accogliere i clienti neppure per il pranzo. “Ulteriori ritardi oltre questo fine settimana sono inaccettabili, perché affosserebbero le nostre imprese impedendo loro, per esempio, anche di organizzare le prenotazioni del pranzo di Natale. Una chiusura d’anno che la ristorazione davvero non merita, per quanto ha dato e sta dando al nostro territorio in termini di professionalità, servizi, accoglienza, e che si ripercuoterà sull’intero sistema commerciale: meno occasioni per i pubblici esercizi significano meno opportunità per l’intera rete distributiva. Chi ci governa, a tutti i livelli, deve rendersi conto della responsabilità che si assume con questa “non decisione” e, più in generale, con la pessima gestione dell’emergenza. Perché a questo punto sono chiare a tutti le ragioni di una tragedia, la vera e propria ecatombe della piccola impresa commerciale, con tutte le conseguenze sociali che ne deriveranno”.

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