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Mercati, perché lo stop solo a quelli aretini?

In merito alla chiusura del mercato settimanale del Giotto e degli altri mercati rionali e giornalieri nel comune di Arezzo, imposta con l'ordinanza del sindaco Alessandro Ghinelli in considerazione dell'emergenza Covid-19, le associazioni di categoria degli ambulanti FIVA Confcommercio e ANVA Confesercenti ritengono che sia una scelta che non coincide con quella di altre amministrazioni comunali dove i mercati si svolgeranno regolarmente.
 
"Naturalmente la prudenza è d'obbligo" dicono da Fiva-Confcommercio e Anva-Confesercenti "in particolare in queste ore difficili e di incertezza. Ma ci domandiamo se siano imprudenti altri comuni o se ci sia un eccesso di prudenza ad Arezzo" . Anva-Confesercenti e Fiva -Confcommercio, sono favorevoli che in situazioni di emergenza si adottino misure e atteggiamento di prudenza. "Secondo noi però non va in questa direzione la scelta del  comune di Arezzo e di alcuni comuni della provincia e pochissimi della Toscana, di non permettere li svolgimento dei mercati: siano quelli giornalieri o settimanali, siano rionali o di quartiere. Si dice, in via preventiva, che non garantiranno il rispetto delle norme di sicurezza contenute nel provvedimento del Governo e nella circolare interpretativa della Prefettura".
 
Secondo le due associazioni la prudenza è doverosa ma non può diventare un eccesso perché l'eccesso di impedire lo svolgimento dei mercati per oltre un mese, significa, per molte aziende, chiudere e questo non possono permetterselo, soprattutto in assenza di un provvedimento a vantaggio delle imprese in forte difficoltà proprio a causa dell'emergenza legata al coronavirus.
 
"Chiudere i mercati in alcuni comuni sì e in altri no crea solo imbarazzo tra le aziende e disorienta sia gli operatori che i cittadini. La categoria ambulante non ha bisogno di ulteriore confusione mentre gli acquisti proseguono ovunque senza nessuna forma di limitazione". 
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