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Pubblici esercizi, imprenditori col fiato sospeso

 

Anche in provincia di Arezzo gli imprenditori dei pubblici esercizi sono col fiato sospeso in attesa dei provvedimenti governativi che dovrebbero uscire con il decreto-legge di agosto. “Nella bozza ci sono alcune misure importanti che la nostra federazione nazionale Fipe-Confcommercio ha chiesto al Governo per restituire ossigeno e speranza a bar e ristoranti, tra i più penalizzati dalla crisi da Covid-19”, dice la vicedirettrice della Confcommercio aretina Catiuscia Fei. “Anche se le imprese sono tutte operative, infatti, la situazione resta grave, con perdite medie di fatturato del 40% ma superiori al 70% in settori ancora fermi come catering e banqueting. Tanti locali lavorano solo nel fine settimana e i più grazie al fatto che dispongono di spazio all’aperto. Ma quando la bella stagione sarà finita, all’interno si dovranno fare i conti con uno spazio ristretto e il calo drastico di coperti imposto dalle regole sanitarie. E tra calo degli incassi e costi di gestione sempre uguali, molti potrebbero decidere di chiudere”.

Tra le misure richieste e attese dalla categoria ci sono sgravi contributivi per ridurre l’impatto del costo del lavoro, proroga della cassa integrazione fino alla fine dell’anno, l’impegno ad intervenire sui canoni di locazione attraverso la proroga del credito d’imposta, l’istituzione di un fondo specifico per il settore e incentivi a chi consuma nei pubblici esercizi sotto forma del riaccredito del 20% di quanto speso con moneta elettronica. “E speriamo che il Ministro dell’Economia valuti anche la proposta sulla deducibilità delle spese per i pasti fuori casa, avanzata da Fipe per venire incontro ai tanti consumatori che, spesso per esigenze di lavoro, sono costretti a mangiare fuori casa”, aggiunge Catiuscia Fei.

In provincia di Arezzo esiste una rete di 1.700 pubblici esercizi, dei quali oltre 800 sono ristoranti, per un totale di circa 4mila lavoratori dipendenti. “È sempre stato un comparto vitale, segnato negli ultimi anni da una crescita del +18% nei centri più importanti”, ricorda la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, “la battuta d’arresto causata dalla pandemia ora mette in forse l’esistenza di tante imprese. Salvarle però non è solo questione di occupazione ed economia: significa anche salvare i valori dell’accoglienza e del buon vivere italiano. Perché bar e ristoranti sono luoghi di socialità fondamentali, dove si svolgono riti collettivi che scandiscono da sempre la nostra quotidianità, come bere un caffè o mangiare una pizza con gli amici. Hanno sempre seguito protocolli di sicurezza, vedi le regole Haccp, e possono garantire ancora una convivialità sana e senza pericoli”.

In queste ore sono arrivati dal Governo segnali importanti di attenzione al comparto. “Un bonus che incentivi i consumi in bar e ristoranti, in particolare attraverso i pagamenti in digitale, la promessa di sostenere i centri storici svuotati dall'assenza dei turisti e dal persistere dello smart working, così come la proposta di istituire un fondo per la ristorazione per l'acquisto di prodotti agroalimentari italiani”, spiega la vicedirettrice della Confcommercio aretina Catiuscia Fei.

“Noi imprenditori ce la stiamo mettendo tutta per resistere”, dichiara il presidente dell’Associazione Ristoratori Aretini Federico Vestri, “anche durante il lockdown ci siamo ingegnati per continuare a dare servizi ai nostri clienti fra consegne a domicilio e asporto. Molti hanno accelerato l’innovazione, con menù digitali, presenza sui social, prenotazioni on line. Ma prima che si torni agli incassi pre-Covid passeranno almeno due anni, vaccino permettendo. E da noi, nell’aretino, le cose vanno meglio che altrove perché contiamo su una clientela di residenti, più che di turisti. Poi, molti Comuni a partire da quello capoluogo ci sono venuti incontro permettendoci di occupare lo spazio pubblico esterno per accogliere più persone almeno d’estate”.

Altra grande preoccupazione degli imprenditori, quella di salvare l’occupazione: “abbiamo investito sulla formazione e la professionalità dei nostri collaboratori, che sono il vero valore aggiunto delle nostre imprese. Ma se la situazione continua così da soli non ce la facciamo. Molti hanno ancora qualche dipendente in cassa integrazione e l’assunzione degli stagionali è praticamente saltata”, fa sapere il presidente dell’Associazione Pizzerie Aretine Renato Pancini.

“Dobbiamo intervenire anche sui costi di gestione delle nostre attività, da quelli che gravano sul lavoro agli affitti”, aggiunge il presidente dei pubblici esercizi aretini Stefano Mearini, “con incassi medi che viaggiano alla metà dello scorso anno, qualcuno non riesce neppure ad andare in pari. Se si lascia la sorte in mano al mercato l’Italia rischia di perdere un patrimonio inestimabile di imprese che oltre tutto sono partner essenziali nella filiera agroalimentare. Gli aiuti ci servono a superare il momento più nero di questa crisi, ma a noi interessa di più lavorare. Ecco perché spingiamo anche per ottenere un incentivo al consumo nei pubblici esercizi”.

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